Benedetta Silj
Non perder mai di vista il grafico di un'esistenza umana, che non si compone mai, checché si dica, d'una orizzontale e di due perpendicolari, ma piuttosto di tre linee sinuose, prolungate all'infinito, ravvicinate e divergenti senza posa: che corrispondono a ciò che un uomo ha creduto di essere, a ciò che ha voluto essere, a ciò che è stato.

Marguerite Yourcenar
La scrittura rientra tra le mie pratiche dell'ascolto filosofico-biografico. Questa attività di scrittura si declina in diverso modo e presenta, a oggi, diverse potenzialità di applicazione.

• Quella più tradizionale consiste nel pensare, redigere e confezionare dei testi di comunicazione - per associazioni, aziende e organizzazioni – che rappresentino un distillato fedele ed efficace di un messaggio, di un progetto, di un processo in corso o di un percorso concluso, sempre nell'ottica filosofico-biografica di accorciare la distanza tra comunicazione e verità, tra parola e gesto, tra valore dichiarato e comportamento quotidiano.

• Un'altra applicazione, più innovativa, consiste nell' aiutare le persone poco avvezze alla scrittura ad organizzare in una forma compiuta e strutturata le loro esperienze professionali e/o personali (sintesi di percorsi lavorativi, distillazione dei risultati di percorsi di sostegno sociale, introduzioni e sintesi di eventi artistici, memorie personali e familiari): generalmente faccio loro una o più interviste approfondite sul tema che desiderano strutturare in un documento scritto e poi passo a redigerlo nel pieno rispecchiamento delle intenzioni, dello
stile comunicativo e del messaggio finale del mio interlocutore. Non si tratta quindi di una mera prestazione comunicativa -editoriale: il lavoro rappresenta anche un'esperienza di rispecchiamento, restituzione e spesso amplificazione del processo descritto, favorito dagli strumenti dell'ascolto filosofico e volto quindi ad arricchire e valorizzare l'intera esperienza.

• La scrittura, infine, fa parte degli strumenti di auto- ascolto che in molti casi ho occasione di trasferire, come pratica da sviluppare autonomamente, a gruppi e individui.
Nella scuola lavoro con gli insegnanti applicando diverse metodologie delle pratiche filosofiche integrate sia individualmente che in gruppi tematici. Gli obiettivi sono spesso legati alle difficoltà e sfide di questo lavoro: l'identità professionale e umana dell'insegnante, il rapporto con gli alunni, il rapporto con i genitori, con la scuola e tra insegnanti, la questione del "sapere" alla luce delle inaudite trasformazioni sociali, politiche e culturali, la trasmissibilità, il desiderio, l'inquietudine, la responsabilità, la solitudine. Il lavoro con le scuole – e specularmente quello con le aziende – mi ha permesso di esplorare da una nuova prospettiva anche il tema del "merito". Ho potuto riscontrare infatti una perniciosa continuità tra l'assenza di progettualità soggettiva dei giovanissimi e la successiva scelta della facoltà universitaria che punta al lavoro come ad un esorcismo del vuoto di desiderio e come rivalsa economica e di status. Non credo che siano queste le premesse e le spinte formative che possono favorire l'etica e la deontologia dei futuri professionisti. Alla fede cieca nel "merito fondato sulla prestazione" credo sia
fondamentale infatti resistere oggi con una fiducia nel "merito fondato sulla vocazione", ovvero con l'idea di una meritofilia (alternativa alla meritocrazia) che non misuri più i successi sulla loro visibilità e spendibilità sul mercato – o almeno non prioritariamente - ma sulla forza etica e deontologica della propria mission formativa e professionale. In una parola quello che è in gioco, nella meritofilia, è la possibilità di essere mossi e di onorare un talento autenticamente soggettivo, e dunque testimoniare delle professionalità che guardino all'alterità non in chiave antagonista ma cooperativa e comunitaria. E questo processo può trarre la sua linfa vitale dall'incontro con insegnanti che onorino l'attitudine precipua e particolare di ciascun allievo, oltre le griglie della procedura anonima e valutativa.

Come consulente di associazioni dedicate, lavoro anche alla progettazione e alla erogazione di interventi di prevenzione sul disagio giovanile per gruppi di genitori, insegnanti e classi di studenti della scuola secondaria.
Lavoro individualmente con donne extracomunitarie che parlano la lingua italiana –in forma di volontariato o a tariffe simboliche - applicando l’ascolto filosofico biografico alle problematiche diffuse dell'inserimento sociale e relazionale, del lavoro, della condizione femminile, della lontananza dal paese, dalla cultura e dalla famiglia d'origine, spesso anche dai propri figli piccoli.

Come consulente di associazioni dedicate, lavoro anche alla progettazione e alla erogazione di interventi di integrazione transculturale, soprattutto giovanile, in centri di aggregazione e scuole
Lavoro sia individualmente sia in laboratori, seminari e gruppi tematici a tutti i livelli dell'organizzazione.
Generalmente le problematiche che incontro nelle aziende e alle quali applico le pratiche filosofiche integrate in singoli format personalizzati riguardano:

• la ricerca e la creazione soggettiva di un ponte di senso e di misura tra le esigenze della vita lavorativa e quelle della vita privata;
• la messa in parola, in gruppi tematici appositamente strutturati, di alcune sofferenze psicologiche e relazionali che possono generarsi nell’ambiente di lavoro e che una certa cultura organizzativa tenderebbe a rimuovere massicciamente e dunque a rendere più tossiche e persistenti.
• il “personal-branding” inteso come processo di riconoscimento della propria soggettività, creatività e complessità nel disegnare e nel dispiegare il proprio progetto professionale con particolare cura agli effetti relazionali e quotidiani in ogni area della propria vita.
• la ri-scrittura creativa del proprio profilo professionale integrandovi leve motivazionali, vocazionali e biografiche generalmente trascurate –
se non addirittura scoraggiate - nel curriculum tradizionale;
• la trasformazione in punti di comprensione e in punti di forza condivisa delle impasse e delle problematiche che le donne incontrano nel mondo organizzativo:
a) nei rapporti reciproci di genere
(la difficoltà di promuovere vera solidarietà femminile in un mondo fortemente organizzato dal principio maschile),
b)
rispetto al problema degli equilibri tra routine lavorativa, carichi familiari-domestici e aneliti creativi,
c)
tra ruolo professionale e responsabilità materna e genitoriale.
Rispetto alla domanda dell'azienda, o del singolo imprenditore, progetto un intervento di ascolto e di elaborazione decisamente mirato e personalizzato. I miei interventi – che includono sempre parti teoriche e parti esperienziali - sono espressamente volti a favorire consapevolezza e responsabilità etica nella persona e tra le persone dell'azienda: la ricaduta positiva sui "numeri" della produttività non ne costituisce né il patto commissionario né la finalità elettiva anche se può costituirne un effetto secondario.
Con gli artisti lavoro individualmente applicando le pratiche filosofiche integrate ai temi e alle impasse della creatività, dell'identità, della vocazione, della formazione, dell'ispirazione, della disciplina e dell'impegno, dell'attuazione, della celebrazione e del riconoscimento.