Benedetta Silj
Pratiche filosofiche integrate
Si narra che il maestro Rabbi Zusya di Hanipol, prima di morire, dicesse: "Nell'aldilà non mi verrà chiesto: perché non sei stato Mosè – Mi verrà chiesto invece: perché non sei stato Zusya?"
Martin Buber
Con l’espressione “Pratiche filosofiche integrate” intendo le diverse sensibilità, competenze e conoscenze che integro nella mia consulenza agli individui e ai gruppi che derivano dalla mia trentennale esperienza e formazione negli ambiti della filosofia, della psicoanalisi, della meditazione, degli studi formali e informali in vari campi della ricerca umanistica e dell'Analisi biografica a orientamento filosofico (Abof) in cui mi sono formata presso la scuola Philo di Milano.
Due sono i paradigmi che caratterizzano il mio approccio professionale e la mia filosofia della cura e che ritengo fondamentali per annodare oggi l'etica, la creatività e la progettualità delle persone e dei gruppi:
• da un lato il riconoscimento della propria inclinazione e vocazione più autentiche e l'impegno a perseguirle con passione e disciplina nella propria vita personale, relazionale e professionale;
• dall'altro la capacità di fondare questo riconoscimento e impegno nella propria biografia, valorizzandone appieno il sostrato storico-soggettivo e identificando con gagliarda umiltà le sue contingenze, i suoi limiti, le sue relazioni, i suoi doni, le sue necessità, i
suoi errori e i suoi misteri. Sottolineo il carattere paradossale e inedito dell'espressione gagliarda umiltà per rivendicare, dissotterrandola dalle macerie della cultura performante, la forza vitale e propulsiva – sul piano creativo, relazionale e progettuale - di uno sguardo su se stessi, sugli altri e sulla vita svincolato dal mito della visibilità e dalla febbre competitiva.

Le pratiche filosofiche integrate sono finalizzate a mettere al lavoro questi due parametri nella vita personale così come in quella professionale e comunitaria, senza mai perdere di vista la dimensione della fragilità e la complessità delle situazioni, delle intenzioni e dell'epistemologia che sottende il nostro agire.
La consulenza basata sulle “pratiche filosofiche integrate” risponde a chiunque senta la sua posizione esistenziale sufficentemente scalfìta dal dubbio e dal disfunzionamento rispetto all'assetto "normotico" imperante. Non è una terapia, nel senso che non risponde all'emergenza di sintomatologie cliniche conclamate. Ma non è neppure un addestramento prestazionale, ovvero non adesca sull'illusione di una costruzione perentoria del proprio successo o di un benessere esistenziale da saturare – o suturare - per sempre. Direi quindi che questo approccio filosofico-biografico si occupa di un particolare disagio, il "disagio della normalità", scomponendone delicatamente i luoghi comuni cronici, le ideologie sotterranee e paralizzanti, i costrutti dicotomici. Si rivolge pertanto alle persone che vogliono intraprendere una rilettura e una riscrittura del proprio progetto di vita – personale, creativo, professionale - onorandone la complessità, le fratture, le ombre e le luci.